WELLNESS

Abbiamo corso la 1a edizione di ‘Milano Linate Night Run’

Nella calda nottata estiva fra Venerdì 22 e Sabato 23 Giugno 2018, oltre 2.000 corridori hanno partecipato alla prima edizione di ‘Milano Linate Night Run’, 10 km su pista proprio nel cuore dell’aeroporto di Linate alle porte di Milano.

Ideata e organizzata da RCS Sport – RCS Active Team in collaborazione con SEA Milan Airports, questa è stata la prima corsa notturna in Europa all’interno di un aeroporto, con tanto di chek-in come quando si viaggia. Dopo aver completato le singole operazioni di ‘imbarco’, i partecipanti si sono diretti verso l’hangar di partenza in attesa delle ore 00.30, tempo di inizio della corsa che durava massimo 1h 40’.

Primo arrivato, Andrea Erario con il tempo di 0:34:05, seguito da Claudio Marzorati con 0:34:12 e Alessandro Volpara con 0:34:23. Fra le donne prima Federica Cozzi con 0:40:09, poi Carlotta Montanera con 0:40:22 e Sabrina Zammetta con 0:42:11.

Noi abbiamo partecipato e vissuto in diretta questa bellissima esperienza con Max Zambetta che ci racconta i dettagli.

“È venerdì mattina. ‘Sei pronto?’, leggo nel primo WhatsApp del giorno: è la mia amica Barbara, vuole sapere. “Giusto, sei pronto?”, ribadisce mia moglie Rossella, mentre mi preparo a sopravvivere a una giornata di lavoro per scivolare verso il fine settimana.

Quello che gli altri hanno chiaro, è che questa notte non dormirò, ma andrò a correre, all’aeroporto di Linate e non prenderò l’aereo, bensì parteciperò alla prima gara in Europa di 10 km dentro lo spazio di un aeroporto. La colazione, primo passo essenziale per avere il giusto apporto calorico dalla cena, cui seguirà un pranzo altrettanto ‘speciale’.

Arrivano le 18.30 del pomeriggio, faccio i miei 30 minuti di Yoga e ci siamo, quasi.

Direzione Linate, tutti tenuta da runner però, compreso il personale di terra. Facciamo realmente un check-in e insieme al pettorale e braccialetto ho un biglietto per attraversare i varchi di ingresso ai gate. Segue un altrettanto reale controllo bagagli, e vedo sullo schermo delle partenze: ore 23:30 – destinazione Linate – compagnia ‘Milano Nigh Run’. Gli ottimi e fluidi controlli di sicurezza ci accompagneranno fino alla fine, senza particolare senso di oppressione, con una gestione delle code ottima, organizzati molto bene persino nella consegna del pacco gara e nel successivo ritiro bagagli nell’hangar.

Sullo sfondo troneggia ‘Re Giorgio Armani’, che incornicia il fascino delle piste illuminate di Linate. Raggiungo con il mio collega Alberto la squadra degli ‘Urban Runners Milano’, contribuendo alla suddivisione in due categorie dei partecipanti: chi partecipa all’animazione di ‘Disco Radio’ e balla e chi si siede sul pavimento e passa il tempo tra selfie, foto di gruppo e stretching, ma anche qualche tentativo di sonnellino.

A mezzanotte liberi tutti decido per un riscaldamento blando, ma in realtà giro per le zone dell’hangar che non ho ancora visto. Non sento lo start, ma capisco che si parte e seguo il flusso in ritardo di un minuto sulla linea di partenza. In un istante saltano i ritmi cicardiani, mi sveglio e mi dico “Sei pronto?” e parto, forse troppo forte, supero molti partecipanti e fatico a trattenere ‘la bestia’ vorrebbe che per fairplay si facessero da parte o partissero più indietro chi va lento, ma la ragione mi ricorda che arrivare tra i primi 400 o 500 su duemila mi farà fare la stessa buona figura con gli amici al prossimo aperitivo. Alzo lo sguardo e la prospettiva delle luci della pista di atterraggio, gli aerei nei parcheggi in lontananza sono la vera emozione, sono qui per questo, vale davvero questo colpo d’occhio: bravi gli organizzatori della RCS.

Trovo il mio ritmo, comincio a pensare meno a me e più a quello che c’è attorno. L’asfalto della pista mi sembra diverso, più elastico di quello normale: suggestione o realtà? Comincio ad incrociare il gruppo dei ‘secondi’ che hanno già svoltato alla boa dei 5 km. Il percorso non è delimitato ed è presidiato dal personale organizzatore solo in alcuni posti chiave: in tutta la gara registro solo un tentativo di ‘taglio’, ho visto cose peggiori altrove.

Supero la boa e per un chilometro abbondante mi godo il serpentone che mi segue, la bestia si nutre: che bello tutto il ‘movimento’, meno male che ci sono quelli più lenti di me…

Divento un po’ ipersensibile perché da un po’ mi sento seguito da qualcuno che avrà una decina di anni più di me e che emette latrati e rantoli; faccio qualche sorpasso come manovre ciclistiche, qualche scatto e non sento più niente, eppure il rantolo è lì e mi infila verso il traguardo prima di me. Manca un niente, decido di dare tutto quello che mi rimane, addormento ‘la bestia’ e mi godo il “mio” arrivo, la mia medaglia. Il mio amico Alberto mi aspetta da una decina di minuti e, come fanno quelli bravi, è lui che mi dice che ho fatto un ‘tempone’, ho chiuso in 47’. In effetti è il mio record personale, ma anche questa volta non ho scritto il mio nome nella storia dell’atletica. Niente code al ristoro, niente code al recupero bagagli: da questi particolari l’organizzazione dovrà partire il prossimo anno, tutto perfetto per questo tipo di location.”

 

<Max Zambetta>

 


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