Marco Crippa, pittore en plein air nelle strade e nelle piazze della città, torna in motra con la sua testimonianza pittorica unica della vita urbana e della memoria storica di Milano.
L’esposizione allestita presso Biblioteca Affori nel Salone delle Arti, visitabile dal 16 al 28 novembre 2026, racconta l’anima più intima dell’artista e del suo atelier a cielo aperto
Curati da Elisabetta Invernici in collaborazione con Archivio Marco Crippa, dipinti, disegni, fotografie, appunti su taccuino accompagnano lo sguardo d’artista che ha lavorato per oltre quarant’anni al suo diario urbano, in cui Milano è insieme paesaggio, interlocutrice e compagna di vita.
Con cavalletto, cassetta dei colori ad olio, tavolozza e tela bianca prendevano nuova vita piazze, vie, portoni, botteghe, cortili e architetture, ritratte nel dinamismo della metropoli, con i cambi della luce e gli incontri casuali che entravano a far parte delle opere.
Accanto a rapidi appunti grafici, talvolta concepiti come studi e suggerimenti per un dipinto, secondo una geografia urbana affettiva, costruita seguendo i suoi percorsi, le sue abitudini e i luoghi del cuore, vissuti a piedi e osservati da vicino per decenni.
I quadri sono da osservare sia da lontano che da vicino, per capirne l’illuminazione variegata, la tecnica pittorica e lo stesso processo creativo che interiorizza la composizione, eppure rinuncia alla traccia preparatoria e sceglie, davanti alla tela bianca, la libertà del gesto e dell’emozione del momento.
Nato in una casa di ringhiera nel cuore del quartiere Isola, già da bambino manifesta la sua grande passione per l’arte e frequenta successivamente i corsi serali all’Accademia di Brera dove i suoi maestri sono anziani paesaggisti da cui si lascia ispirare pur restando autodidatta.
A vent’anni fugge a Parigi e quando rientra in Italia dichiara: “Dipingerò in strada nella città dove sono nato”, affittando un piccolo studio in Via Paracelso, in zona Porta Venezia.
La sua visione originale e inaspettata di alcuni luoghi noti e altri meno noti, fatti di scorci immortalati dalle sue pennellate oniriche e nostalgiche, diventano grandi fotografie pittoriche dell’attimo fuggente.
Con una tecnica originale dipinge sia di giorno che di notte, spremendo tubi di colore direttamente sulla tela bianca, con tratti rapidi, ampi e generosi di pennello e spatola, per creare opere materiche dai forti contrasti cromatici ai quali aggiungere dettagli poi di precisione.
Ogni opera è realizzata interamente dal vero, sulla strada, a contatto con il pubblico.
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Photo credits: in collaborazione con Archivio Marco Crippa

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