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‘Il Bambino Nascosto’ regia di Roberto Andò con Silvio Orlando

Prodotto da Bibi Film e Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution con il sostegno di Campania Film Commission, esce al cinema il film ‘Il Bambino Nascosto’, regia di Roberto Andò con Silvio Orlando.

La storia si concentra su Gabriele Santoro, maestro che vive in un quartiere popolare di Napoli e titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella.

Dopo avere aperto la porta ad un postino, un bambino di dieci anni, Ciro, si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde, inquilino del piano di sopra in fuga misteriosa. Al maestro Santoro, toccherà lo svezzamento affettivo di questo bambino che si è sottratto a un destino già scritto.

Liberamente tratto dal libro “Il Bambino Nascosto” di Roberto Andò, edito da La Nave di Teseo, accosta al protagonista principale, la recitazione di Giuseppe Pirozzi nella parte di Ciro Acerno, Lino Musella, Imma Villa, Sasà Striano, Tonino Taiuti, Martina Lampugnani, Alfonso Postiglione, Claudio Di Palma, Sergio Basile e Enzo Casertano, con la partecipazione di Francesco Di Leva, Gianfelice Imparato e Roberto Herlitzka.
Aiutato da Franco Marcoaldi e Gianluca Mazzella, con le scenografie di Giovanni Carluccio, i costumi di Maria Rita Barbera e la fotografia di Maurizio Calvesi, la storia si svolge a Napoli in pochi metri quadrati, quelli dell’appartamento in cui un maestro di pianoforte tiene nascosto il bambino che non conosce, figlio di un camorrista, che cerca filiazione e il senso di una vita diversa.

Racconta il regista, Roberto Andò:

Questo film è il risultato di una libera trasposizione del mio romanzo pubblicato un paio di anni fa, rivisto da uno scrittore e poeta come Franco Marcoaldi e con un finale totalmente diverso. Il personaggio di Gabriele Santoro (Silvio Orlando) è un insegnante di musica classica solitario e malinconico, trasferito in un quartiere difficile di Napoli, che viene attratto da questo bambino in fuga (Giuseppe Pirozzi) con il quale elaborare l’alfabeto di una grammatica nuova, quella emotiva ed affettiva”.

Anche il regista stesso è stato cresciuto in una città, Palermo, dove il crimine è un luogo comune e un alibi per non affrontare chi si è, con cui convivere giorno per giorno, abitati dai gesti e dalle parole che ne riproducono la voce e le azioni.

In questo film anche la città di Napoli prende una veste insolita, vista di sbieco, filtrata attraverso gli interni di una abitazione crepuscolare e ritrosa, una sorta di anima nascosta, molto diversa dal clichè con cui è spesso raccontata.

Andò descrive descrivere il suo rapporto con Orlando:

Conosco da tempo Silvio e lo avevo già diretto in teatro anni fa nel “Dio della carneficina” di Yasmina Reza. Ha una maturità esemplare, da grandissimo attore e il suo volto tenero e dolente, buffo e profondo, incarna i tratti di Gabriele Santoro. La sua enorme capacità di raccontare una dimensione umana ferita, dimessa, con un’apertura grandiosa e imprevedibile di riscatto, parte da una smorfia dolente e ritrosa che al momento opportuno diventa vitale e si apre a un calore umano inarrivabile, ad una grande capacità di amore.”

Il protagonista adulto, Silvio Orlando, parla del suo coinvolgimento nella trama e della sua interpretazione emotiva del personaggio.

Quando Roberto Andò e il produttore Angelo Barbagallo mi hanno mandato il copione ho subito capito di avere di fronte un personaggio ricco e sfaccettato, borghese colto e molto solitario, scosso dal fulmine a ciel sereno di un ragazzino che gli si rifugia in casa con la sua disperazione e quella della sua città. Farsi carico di Ciro, lo fa tornare a provare emozioni, a vivere come un vero artista idealista e paterno, lavorando su silenzi carichi di verità dove si può restituire al pubblico tutta l’esperienza degli anni di recitazione“.

E sottolinea il lavoro importante fatto insieme al regista nella costruzione del film e nella ri creazione di una Napoli inaspettata.

Roberto è il regista ideale per un interprete, con le sue idee molto precise e chiare ma mai rigide, in ascolto di quello che dicono i suoi attori. Si lavora con la sensazione di costruire il film un po’ insieme a lui grazie alla sua onestà intellettuale e accoglienza. Abbiamo avuto l’occasione di descrivere Napoli da un punto di vista forte e inedito, con vita vera intimista, le sue ombre, contraddizioni e pericolosità. Ponendo al pubblico e sotto i riflettori una importante riflessione: come sia possibile spezzare la catena di abitudine alla violenza quando viene tramandata dai genitori ai figli. “Il bambino nascosto” cerca di interrogarsi su questa sorta di destino e prende una posizione precisa, con fierezza e fino in fondo.”

 

<Barbara Tassara>


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