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‘Essere Giorgio Strehler’ raccontato in prima persona per la Festa del Cinema di Roma

Simona Risi, regista e montatrice italiana, dirige per la Festa del Cinema di Roma, in programma dal 14 al 24 Ottobre, il documentario di Giorgio Moneta e Gabriele Raimondi ‘Essere Giorgio Strehler’, prodotto da Didi Gnocchi per 3D Produzioni.

Non un documentario su Strehler ma Strehler in prima persona racconta sé stesso nella sua biografia artistica e affettiva, grazie al rarissimo audio di una mostra a lui dedicata.

“Mi è stato chiesto di accompagnarvi nel teatro del passato: è il teatro dei ricordi, come se fuori della scena, il teatro fosse stato messo via in armadi ordinati…”

Mentre la camera si muove nel buio, tra oggetti di scena e costumi di spettacoli, il regista inizia a raccontare il suo mondo, legato alla poesia e all’infanzia, dove gli oggetti e la materia si fanno metafora.

Attento alla dimensione interiore e a ciò che le diverse tappe della sua vita hanno significato per lui come uomo e artista, prosegue a Trieste nei luoghi della nascita e dell’infanzia che faranno spesso da sfondo alle sue opere e scenografie lavorative.

La sua famiglia cosmopolita viene presentata: nonna materna francese, nonno sloveno, famiglia paterna austriaca, il nonno Olimpo (musicista e impresario teatrale) che diviene figura di riferimento dopo la morte prematura del padre Bruno. La madre, violinista di fama, è spesso assente per lunghe tournée, e Strehler ne racconta l’esperienza vissuta con calda partecipazione, talvolta con commozione.

Le foto di famiglia, le lettere e gli appunti presi a mano porteranno fino alla decisione di trasferirsi a Milano dove comincerà la sua passione adulta per il teatro, sempre visto con uno sguardo umano, fatto per le persone, per dire le cose più alte sul destino dell’uomo e per rendere la società migliore.

Gli interventi di alcuni intervistati, scelti con cura e in numero limitato, accompagnano e fanno risuonare ancora di più pensieri del Maestro, del suo interesse totale per il palcoscenico e del suo disinteresse radicale per il mondo di fuori.

La sola forza vitale capace di distogliere Strehler dalla scena è quella dell’amore, nelle storie appassionate e totalizzanti con le donne della sua vita, come testimonia la moglie e attrice Andrea Jonasson.

Come il grande Carlo Goldoni resta uno dei suoi maestri più segreti, così è l’urgenza di Strehler sulla trasmissione del sapere teatrale nel rapporto con gli allievi, della quale alternava ruvidità e tenerezza.

La sua voce, alla fine come all’inizio, porterà di nuovo nel buio, tra oggetti di scena, scenografie e costumi del teatro Piccolo di Milano: “…Sono Giorgio Strehler che vi parla, tra gli scettri e le corone, tra i ventagli e le spade…”.

Il documentario è costruito intorno a una serie di interviste registrate tra Parigi, Milano, Dusseldorf nel 1992, una testimonianza largamente inedita, cui si intrecciano altri materiali d’archivio, dal Piccolo Teatro, dalle teche dell’Istituto Luce al Museo Teatrale Carlo Schmidl di Trieste che conserva documenti e fotografie che ripercorrono l’infanzia e la giovinezza di Strehler e la vita della sua famiglia di artisti.

 

<Barbara Tassara>


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