Galleria Gracis ospita nei suoi spazi di Piazza Castello 16 a Milano, Atanasio Soldati e Franco Fontana, due artisti considerati avanguardisti nel Novecento italiano.
La mostra Atanasio Soldati – Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930 – 2017, visitabile fino al 23 dicembre 2026, realizzata in collaborazione con la Galleria Photo & Contemporary di Torino, traccia un dialogo tra i due linguaggi specifici e ne sottolinea assonanze formali, ritmi cromatici e tensioni compositive.
Franco Fontana, fotografo modenese autodidatta tra i nomi più importanti in Italia le cui opere si contraddistinguono per l’uso del colore e l’equilibrio della composizione, sviluppa da subito un linguaggio personale e usa il colore quale struttura compositiva dell’immagine, sospesa tra realtà e percezione.
Spesso egli ha affermato: “Scattare è questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si sente, non quello che si vede. Attraverso lo sguardo, il fotografo rende visibile l’invisibile; ed è allora che la fotografia diventa invenzione”.
La ricerca pittorica di Atanasio Soldati, artista parmigiano maestro dell’astrattismo italiano, si forma come architetto prima di dedicarsi interamente alla pittura, realizzata secondo poi una sintesi formale, affidata al colore e al rigore delle linee geometriche, quali strumenti di costruzione dell’immagine.
Lo stesso spazio mentale, sospeso, enigmatico, atemporale, fa da rimando metafisico alla sua poetica: “I tempi iniziali di tutte le arti sono i più ricchi di poesia, perché la poesia è fatta di primitività e non di esperienza. La pittura astratta ama l’analisi, l’ordine, gli armoniosi rapporti di geometria, la chiarezza, come è di ogni opera d’arte, di qualunque tempo. Ogni linea come ogni forma è un miracolo, un mistero dell’arte”.
Accostando le opere di questi due artisti è semplice tracciare un parallelismo tra le composizioni studiate su linee ritmate, piani sovrapposti, geometrie costruite dalla luce e dal colore, sempre acceso e vibrante.
Il paesaggio e la città diventano per entrambi elementi da reinterpretare soggettivamente attraverso il colore, la luce e i volumi, così la realtà che non viene documentata ma analizzata e interpretata.
<editorial staff Wemagazine>

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