Dagli esordi torinesi presso la Scuola Tipografica Vigliardi Paravia, dove prese l’insegnamento di Ezio D’Errico, ai lavori simbolo della cultura contemporanea con le celebri icone entrate nell’ immaginario collettivo, Armando Testa, il geniale creativo piemontese, lascia il segno della sua intensa produzione artistica.
Come le pubblicità per Pirelli e la birra Peroni, Caballero e Carmencita per il caffè Paulista di Lavazza, Pippo, l’ippopotamo azzurro dei pannolini Lines, il digestivo Antonetto e la celebre sfera rossa sospesa del Punt e Mes.
E ancora, le ricerche e le idee artistiche legate al tema del cibo, visto nelle sue declinazioni più eclettiche e ironiche.
I suoi lavori sono derivano da una pluralità di linguaggi espressivi, sperimentati nel corso della sua carriera, la cui modernità è sempre fonte di ispirazione tutt’ora per gli artisti contemporanei.
Parallelamente corre anche la ricerca inesauribile di Armando Testa sulla figura umana, le geometrie, i pieni e i vuoti, il positivo e il negativo, e ad altri inediti lavori del suo lascito artistico poliedrico di pittore, scultore, disegnatore e creatore di suggestioni condensate sempre in una sintesi inaspettata.
“Confesso che non ho mai voluto avere un segno subito riconoscibile, ma la sintesi, l’uso dei fondi bianchi e di colori primari, la centralità dell’immagine, hanno finito per diventare il mio stile. – spiegava Armando Testa – Quando negli anni Cinquanta arrivarono il marketing ed il fotocolor, ricordo che il mio obiettivo artistico fu ‘non avere uno stile’ perché cercavo di vedere come avrei potuto esprimermi in tutte le maniere che mi piacevano”.
Il confine fra il pubblicitario e l’artista è sempre labile, non abbandonando mai l’idea di coltivare il segno e la pittura astratta.
Nel 1956, con la svolta decisiva di aprire lo Studio Testa, arrivano cartelloni pubblicitari a getto continuo, manifestazioni di arte e pubblicità mescolate insieme, oltre a personaggi d’invenzione che diventano parte della storia del costume italiano come pure gli slogan riconoscibili, ad esempio ‘Chiamami Peroni sarò la tua birra’.
Lui stesso spiega: “Mi sono divertito a creare immagini imbarazzanti. È stata una specie di rivolta personale che mi faceva veramente felice. Non solo perché le idee erano realmente originali, ma perché si coniugavano sempre con l’ironia e con la curiosità di interpretare la realtà in modo anticonformista”.
Con trent’anni d’anticipo e con assoluta sensibilità, aveva capito come la produzione e la circolazione delle immagini avrebbero acquisito un ruolo sempre più fondamentale nelle relazioni tra le persone e nella definizione della società.
Emerge dal suo lavoro pubblicitario, che a sua volta si basa su una profonda comprensione della storia dell’arte, i loghi e i segni grafici iconici e spesso che richiamano le serigrafie della Pop art.
“Sono sempre stato curiosissimo, pronto ad esplorare le ultime tendenze e a proporre nuove idee, sia sul piano tecnico che tematico, ricorda. Per molto tempo ho considerato l’astrattismo come un alibi: solo più tardi ho scoperto invece che ero un astratto per istinto e ciò che m’interessava di più era la sintesi. Naturalmente con divertissement. L’ironia è regola di vita, perché tradirla nei miei lavori?”.
<BT>

COMMENTS ARE OFF THIS POST