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Oliviero Toscani, omaggio al creatore ribelle e ironico dell’arte della comunicazione

Ci lascia Oliviero Toscani, uno dei più importanti fotografi e creativi della comunicazione a livello internazionale.

In un libro, edito da LaNave di Teseo, dal titolo iconico ‘Oliviero Toscani. Ne ho fatte di tutti i colori. Vita e fortuna di un situazionista’, si gode il racconto autobiografico che completa quello in formato lungometraggio, con la regia di Fabrizio Spucches e la collaborazione di I Wonder Pictures, chiamato con lo slogan di una sua celebre campagna pubblicitaria di Jesus Jeans: ‘Chi mi ama mi segua’.

Nel libro e nel docu-film ci sono alcuni retroscena inediti della vita privata e lavorativa del fotografo, in un viaggio nel tempo, accompagnato anche dalle sue storiche provocazioni e critiche sovversive.

Toscani ha creato l’immagine e l’identità di Jesus Jeans, di United Colors of Benetton. ad esempio; ha ideato e diretto Colors, il primo giornale globale al mondo, e ha concepito e diretto Fabrica, il centro di ricerca di creatività nella comunicazione moderna.

Come professore, ha insegnato in svariate università e accademie – tranne in Italia – e ha scritto alcuni libri sulla comunicazione, partecipando a programmi televisivi, mostre e conduttore artistico di Music Box e di Camera Oscura per Radio Rai, oltre ad altre trasmissioni su Radio Radicale e Radio Capital.

Per quattro anni è stato giudice al talent show ‘Master of Photography’ di Sky Arte International e ospite a varie Biennali, fra le quali Venezia.

Socio onorario del Comitato Leonardo e della European Academy of Sciences and Arts, non si contano i premi riconosciutigli per i suoi lavori e il contributo incredibile portato alla storia della comunicazione moderna.

Oliviero Toscani ha dichiarato: “Una cosa provocatoria è per forza raffinata e artistica. Il mio mestiere di fotografo comprende diverse competenze, non significa fare delle belle foto, quella è solamente l’ultima azione. Prima, bisogna essere autori, poi sceneggiatori nel dare una struttura all’idea, poi scenografi del palcoscenico, quindi registi di soggetti strumenti e luci, e, solo in fondo, operatori della macchina fotografica”.

La carrellata di personaggi della moda con i quali il fotografo ha avuto a che fare spaziano da, per citare fra i suoi preferiti, Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld, Kenzo Takada, Jean Charles de Castelbajac, Giorgio Armani e altri grandi, ognuno con una creatività particolare e una personalità specifica.

Giorgio Armani lo conobbi quando ancora faceva il vetrinista da La Rinascente, un ragazzo molto serio, professionale e simpatico; con lui ho lavorato sempre con precisione e ironia, tanto che quando mi ha detto ‘facciamo qualcosa insieme per Milano’, gli scrissi sotto la campagna fotografica: ‘Moriremo Eleganti’ ha raccontato fra i suoi aneddoti.

Il suo concetto di immagine fotografica ha spaziato dai servizi editoriali di moda, alle campagne pubblicitarie, fino a divenire veicolo sociopolitico e di comunicazione di massa.

Con Luciano Benetton – ha sempre detto  Toscani – siamo passati da una campagna basata sui prodotti ad una basata sul pensiero”.

Fra le ultime riflessioni che ha fatto, quando gli chiesero di parlare delle immagini virtuali, è una affermazione sulla dicotomia realtà/ immaginazione.

La realtà non è virtuale, bisogna trovare il tempo di riflettere e pensare, per poter fare progetti che abbiano un senso. La tecnologia veloce non deve rendere imbecilli, né i Social Media renderci cretini. La tecnologia va usata smettendo di essere dipendenti e facendosi continue domande rivolte alla propria immaginazione”.

 

<Barbara Tassara>


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