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BWT e chef Norbert Niederkolfer, gourmet e ‘Free Bottle Zone’ d’Italia

L’azienda BWT – Best Water Technology, con sede principale a Mondsee in Germania e altrettante direzioni nazionali in oltre 90 sedi estere, è leader in Europa nel settore delle tecnologie di trattamento dell’acqua e di soluzioni innovative, economiche ed ecologiche all’avanguardia in ogni settore.

Il concetto ‘For You and Planet Blue’ riassume la loro mission di operare in modo sostenibile e responsabile, sia per soddisfare i bisogni delle persone sia per preservare e tutelare il Pianeta Terra.

E il primo loro obiettivo è quello di fornire acqua sicura e buona direttamente dai rubinetti, in tutto il mondo, lavorando allo stesso tempo per ridurre i rifiuti di plastica monouso, il trasporto e le emissioni di CO2.

Lorenzo Tadini, direttore commerciale di BWT Italia e testimone del savoire-faire aziendale da 28 anni, esperto di settore con all’attivo collaborazioni con Federazione Anima di Confindustria e Federazione Europea delle Associazioni di Trattamento dell’Acqua, nonché per la stesura dei più importanti testi legislativi validati dal Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, anticipa gli importanti risultati ottenuti anche in termini di certificazioni.

Mettiamo in pratica i nostri obiettivi sottoponendoci a controlli di certificazione da parte di istituti indipendenti, come il certificato di qualità conforme ISO 9001, gli standard HACCP (Hazard Analysis Critical Control Points per l’industria agroalimentare) e ISO 14001/ISO 5001. E le nostre tecnologie innovative e brevettate permettono di filtrare l’acqua locale e allo stesso tempo arricchirla con preziosi minerali e oligoelementi come magnesio, zinco e silice”.

L’idea è strategica e anche gustosa, per la possibilità di disporre di un’acqua mineralizzata – Magnesium Mineralized Water – di ottimo gusto e della migliore qualità direttamente dal rubinetto con miscelatore, dal dispenser in versione da appoggio o sotto lavello, o dal filtro, aiutando BWT e il pianeta a creare delle ‘Bottle Free Zone’ dalle plastiche e dalle bottiglie mono uso. Ed anche optare per le varianti succhi freschi in bevanda arricchiti di essenze e vitamine.

Sembra una idea recente, eppure le origini del progetto BWT risalgono al 1823, quando Johann Adam Benckiser fondò in Germania un’azienda che portava il suo stesso nome e proseguita fino al 1990 quando Andreas Weissenbacher posò la pietra miliare per la nascita dell’odierna BWT.

Il ceo Andreas Weissenbacher specifica: “Tutte le filiali del Gruppo BWT si uniformano ai suoi standard e tutte sono collegate ai centri di innovazione dove si svolgono costantemente ricerca in tutti i campi di applicazione del trattamento dell’acqua: filtrazione, scambio ionico per la demineralizzazione, addolcimento, decarbonizzazione, tecnologie a membrana (microfiltrazione, ultrafiltrazione, nanofiltrazione e osmosi inversa), generatori di vapore puro, sistemi UV, generatori di ozono, elettrolisi, elettrodialisi, elettrodeionizzazione, generatori di diossido di cloro, pompe di dosaggio…anche per l’industria farmaceutica e biotecnologica”.

Per avere una esperienza diretta del lavoro di BWT, l’azienda e Lorenzo Tadini ci accompagnano in uno dei luoghi più settentrionali d’Italia, a Brunico, in Trentino Alto Adige, e nel comprensorio montano di Plan de Corones, per incontrare uno dei loro ambassador di punta, lo chef tristellato Norbert Niederkolfer nel suo ristorante di montagna AlpiNN sospeso fra cime e vallate altoatesine nell’edificio del Museo Lumen dove l’arte dei fotografi di montagna di tutto il globo riunisce le sue creazioni storiche e le ultime novità digitali.

All’arrivo a valle siamo ospitati dalla Famiglia Aichner che con Gerti e Hans, tre volitive sorelle (Christina, Brigitte e Daniela) e un team di 25 collaboratori gestiscono l’Hotel Petrus a Riscone di Brunico in Via Reinthal 11, in una concezione di hotellerie molto accogliente ed estremamente curata, che si fa fatica a lasciare alla ripartenza, anche perché restano da provare l’infinity pool con temperatura di 30 °C lunga 25 metri, una metà in interno e l’altra metà all’esterno, dove poter nuotare o rilassarsi nell’idromassaggio già di prima mattina. Attigua c’è anche la Spa Dahòame che promette coccole tradizionali difficili da sperimentare altrove: le saune alpine, dagli 85° alle temperature più mitigate, i bagni di vapore, ognuno con i suoi aromi specifici; i trattamenti bio e i massaggi tonificanti oppure rilassanti prima di sostare nelle stanze relax del Fieno, della Lana e del Legno di Pino Cembro, con le loro rispettive azioni benefiche (e la panca dedicata alla riflessologia plantare).

Per la cena però ci aspetta la cucina, premiata con due cappelli da Gault-Millau, cure pulsante dell’hotel dove ritemprarsi dalle attività sportive diurne e chiacchierare mentre si degustano le prelibatezze dell’Alto Adige e si beve ottimo vino, in esposizione presso wine cellar a vista del ristorante. Frutta e verdura sono coltivate in proprio e gli altri ingredienti biologici provengono da fornitori di fiducia e da piccoli produttori locali, cucinati in modo gustoso e stiloso dall’affiatato team della grande cucina a vista che si presenta anche agli ospiti esterni e all’arrivo in Hotel.

Un’altra sorpresa la riservano le camere, in cui davvero si può godere dello spazio, del panorama esterno, della cura dei dettagli e di alcune esperienze che, anche in questo caso, invogliano a ritornare, come la vasca idromassaggio con vista sulle montagne, la doccia extra large, la sauna a raggi infrarossi, i vari divanetti relax (interni ed esterni) e le dolci accortezze della Famiglia Aichner.

Dopo una notte tranquilla e silenziosa e una colazione genuina e abbondante, si sale al comprensorio Plan de Corones, in un paesaggio di singolare e sorprendente varietà che si estende dalla parte occidentale della Val Pusteria attraverso la Valle Anterselva e la Val Casies, fino a raggiungere la Val Badia a sud.

Per raggiungere i 2275 m. di altezza, in cima alla meta n.1 dell’Alto Adige per gli amanti della neve, ci sono le nuove stazioni di risalita, una delle quali raggiunge direttamente lo spazio antistante il Museo Lumen e il ristorante con terrazza AlpiNN, che offrono una vista spettacolare se non addirittura mozzafiato.

In questo luogo incorniciato dalle montagne, i quattro piani del Lumen, il Museo della fotografia di montagna, l’arte alpina tocca ogni sua derivazione, alpinismo, turismo, politica, spiritualità e storia.

Ideato da un pool di celebrità, l’architetto Gerhard Mahlknecht, Stefano D’Elia, EM2 Architekten & Giò Forma Milano, Graphic Design zukunvt, è curato pedissequamente da Manfred Schweigkofler, Richard Piock, Martin Kofler e Beat Gugger che propongono mostre permanenti ed esibizioni temporanee.

Particolarmente impressionante è l’otturatore, un’apertura gigante sul panorama circostante che chiusa per diventare uno schermo di proiezione, ed egualmente la Sala degli Specchi che fa vivere un’esperienza magica tra realtà e illusione.

Accompagnati dal racconto di una guida oppure pronti a farsi emozionare anche da soli (tanta è la precisione dello stampato offerto nella lingua dell’ospite), si passeggia fra la storia dei macchinari antichi e digitali e della fotografia (Camera Wall, Pixel Storm, Wall of Fame), della cartolina fotografica, per giungere allo spazio Adrenaline creato in collaborazione con Red Bull, il reportage del più grande contest fotografico al mondo di adventure e action sport.

Le mostre sono pazzesche, da ‘Cascade Mountains: Nate dal fuoco, modellate dal ghiaccio’, dedicata alla catena montuosa di 1000 chilometri che si estende dal nord della California alla Columbia Britannica, alla personale di Barbara Holzknecht e Kurt Moser con ‘The Invisible Light’, foto poetiche scattate con grandi e storiche fotocamere a soffietto e stampate su nobile vetro nero.

L’ultima sala ospita fino al 24 Aprile 2022 l’interessantissimo e attuale reportage ‘The Polar Silk Road’ del fotografo austriaco Gregor Sailer sui misteri ambientali, umani, politici, economici e militari che fanno del circolo Polare Artico e del Polo Nord un mondo mappato a sé stante, con rivendicazioni territoriali dei rispettivi stati confinanti, tensioni geopolitiche, riattivazione di strutture militari e stazioni di ricerca.

Accanto a questa Casa della Fotografia di montagna, si apre la sconfinata sala a tutte vetrate del Ristorante AlpiNN, dove la squadra dello chef stellato Norbert Niederkolfer è pronta a far provare ai suoi ospiti la cucina che proviene dalla filosofia ‘Cook the Mountain’ dove la collaborazione con BWT ha dato vita alla prima ‘Bottle Free Zone’ d’Italia, nel 2019.

Lo spazio è stato arredato dal famoso designer altoatesino di fama internazionale Martino Gamper, che ha collaborato con Ron Arad e Matteo Thun, nominato ‘the most sustainable designer in the world’ e che lo chef Niederkolfer ha scelto per realizzare gli arredi in materiali locali e sostenibili.

Questa grande living room in cui incontrarsi, mangiare, bere, rilassarsi e ammirare le montagne circostanti cambia in maniera funzionale e complementare, in base all’attività che si sta facendo o alla posizione in cui ci vuole trovare.

L’acustica è protetta, in quanto il soffitto è studiato per assorbire le vibrazioni del suono e della voce, ricoperto come le sedie da un artigianale tessuto loden. I tavoli in legnono strano si incastrano come in un puzzle nelle forme preferite e le lampade scorrono su 220 metri di binari, fermate dai ganci nei punti di necessità, costruite in vescica di maiale (che a dirla così magari suona strano ma alla vista sono raffinate come la carta giapponese).

Concludono gli arredi, un pavimento in larice nostrano posato senza viti e lucidato semplicemente con la sua resina depositata, abbinato alla pietra di serpentin che compone la cucina, dalla inedita caratteristica, a seconda del taglio e della lavorazione, di modificare il suo colore.

Norbert Niederkolfer accoglie con calore i suoi ospiti saliti fino alla cima per godersi il panorama e prelibatezze della sua cucina, mentre indica con la mano il Museo dell’architetto Zaha Hadid che si vede di fronte al Lumen, un capolavoro architettonico (e ultima opera dell’artista) con un balcone che sporge a strapiombo e suddivide a destra le Alpi e a sinistra le Dolomiti.

Tutti noi abbiamo valorizzato ciò che è disponibile, il paesaggio, il territorio con il suo peculiare sistema di biodiversità e di ingredienti stagionali, in una filosofia della preservazione delle risorse e del ‘non spreco’ che arriva fino al piatto in menù, cercando di essere il più sostenibili possibile” dichiara lo chef imprenditore che prosegue.

Ci voglio anni di studio e partner solidi per cambiare il ritmo e adattarsi alle montagne e alle vallate, in altitudine e latitudine, e poi apportare il knowhow di tecniche nuove nelle modalità di creazione, lavorazione, conservazione e sostituzione degli ingredienti non locali”.

Norbert Niederkolfer è diventato brand ambassador di BWT-Best Water Technology, perchè ‘l’acqua in primis fa parte delle risorse delle montagne’ ed ecco le motivazioni pratiche di AlpiNN quale ‘Bottle Free Zone’:

Abbiamo fatto i calcoli che avremmo dovuto portare su 36.000 bottiglie di acqua per l’inverno coi camion e poi riportarle giù, non c’era logica. Qui ci sono le sorgenti dirette, l’acqua è buonissima e avvalendoci delle tecniche di BWT, possiamo, se necessario, filtrarla, e allo stesso tempo arricchirla con importanti minerali e oligoelementi come magnesio, zinco o silice. Senza percorre migliaia di chilometri con trasporti e relativo inquinamento e senza l’utilizzo della plastica, dato che l’acqua migliore ci arriva direttamente dal rubinetto, dall’erogatore e dalla caraffa”.

I piccoli produttori, coltivatori e allevatori, o come li definisce Norbert, gli artigiani del territorio, sono i protagonisti del menù del ristorante; un rapporto che ribalta il legame con lo chef che parte dalla disponibilità reale e quotidiana dei prodotti per elaborare le proprie ricette e cerca di ridurre al minimo gli sprechi, dal momento che ogni alimento, in ogni sua parte, viene considerato nobile e salutare. Un modo di essere e una filosofia che Norbert Niederkolfer hatrovato nella riscoperta e tutela delle proprie radici e della propria terra.

Fra i ‘Signature dishes’, alcune specialità uniche di AlpiNN, come l’antipasto ‘Pomodoro?’ che vera bruschetta al pomodoro non è (ma non sveliamo la sorpresa che va prima assaggiata), il crudo in tartare ‘C’era una volta una trota’, il piatto di ‘Gnocchi di rapa rossa’ e i secondi, ‘Pancia di maiale laccata al fieno, salsa alla senape e cotenna soffiata’ oppure ‘Pesce salmerino alla rapa rossa e rafano’, per chiudere con una ‘Tarteletta alle mele caramellate e gelato al kefir’. Accompagnati da eccellenti vini, come Athesis Pas Dosè (2017, Kettmeir), Pinot Bianco Riserva Tecum Magnum (2018, Castelfederer) e Col De Rey Cuvee (2014, Podere Laimburg).

Lorenzo Tadini di BWT ricorda mentre sorseggiamo anche la leggera e limpida acqua nelle caraffe di vetro quanto questa gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento del benessere psicofisico quotidiano, anticipando l’accordo fatto con lo chef anche per il prossimo ristorante, in programma a Milano, una sfida a breve e molto interessante per la cultura sull’acqua e in cucina nelle metropoli.

Il direttore commerciale Italia di BWT introduce anche altri importanti ambassador dell’azienda che aprono le porte ad applicazioni nel campo dell’automotive e delle energie ‘pulite’, i piloti Fernando Alonso e Lance Stroll, oltre ad altri attori dei circuiti a motore di Formula 1 e di  Porsche Mobile SuperCup.

BTW Sport sta infatti da tempo lavorando sulle auto a celle a combustibile – che saranno sulle nostre strade entro il 2030 – utilizzando l‘idrogeno come tecnologia base per una forma ‘pulita’ di produzione di energia.

Le loro famose membrane Fumatech sono già attive come attori di spicco nei futuri convertitori di energia del XXI secolo. Le auto a celle a combustibile sono essenzialmente mini centrali elettriche, i veicoli vengono riempiti con idrogeno liquido invece di benzina, diesel o gas, e con una specifica reazione chimica si converte l‘idrogeno in energia elettrica all’interno della cella a combustibile, che poi alimenta il veicolo, con ul altro dato super interessante per le sue possibili applicazioni: il prodotto di scarto è l‘acqua.

E la sezione tecnologica di BWT ha già creato insieme con Delft University of Technology la prima auto da corsa al mondo alimentata a idrogeno ‘Forze Hydrogen Electric Racing Car’, dimostrando uno zelo imprenditoriale visionario.

 

<Barbara Tassara>


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