A cent’anni dalla sua scomparsa, La Divina Eleonora Duse, la più grande attrice teatrale della sua epoca che ha cambiato il mestiere dell’attore e della recitazione, viene raccontata al cinema in un progetto scritto e diretto da Sonia Bergamasco.
Milanese, diplomata in pianoforte, interprete e regista di spettacoli in cui l’esperienza musicale si intreccia più profondamente con il teatro, la Bergamasco ha già esplorato personaggi storici ed è vincitrice del Federico Fellini Platinum Award (2023) e del Premio Gian Maria Volontè (2024) all’eccellenza artistica e cinematografica.
Il suo lavoro in pellicola accompagna in un’investigazione sull’attrice influente che ha ispirato Lee Strasberg, storico direttore dell’Actors Studio, e le successive generazioni di attori.
‘La Divina oltre il mito. Duse, The Greatest’, con la produzione di Propaganda Italia, Quoiat Films e Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Cinema, vede protagonisti la stessa Sonia Bergamasco, Annamaria Andreoli, Valeria Bruni Tedeschi, Elena Bucci,
Ellen Burstyn, Federica Fracassi, Fabrizio Gifuni, Ferruccio Marotti, Helen Mirren, Emiliano Morreale, Mariapaola Pierini, Caterina Sanvi, Mirella Schino e Giuditta Vasile.
Eleonora Duse (1858-1924) ha davvero rivoluzionato il modo di fare teatro ottocentesco, con tanto di parrucche e voce impostata, con il suo stile di recitazione verista, fatto di gestualità espressiva di corpo e viso, e le sue storie d’amore tormentate, una su tutte quella travagliata passionale e lavorativa con Gabriele D’Annunzio.
Sepolta ad Asolo per suo volere, l’attrice famosa in tutto il mondo mantiene il suo fascino artistico e il suo mistero introspettivo e psicologico, donna moderna già allora e imprenditrice di sé stessa, ricca di personalità e di magnetismo da diva.
“Con questo film, come una detective, mi sono messa sulle tracce di Eleonora Duse – dichiara Sonia Bergamasco – l’attrice leggendaria che ha illuminato la strada alle generazioni successive con la sua energia dirompente che include il suo corpo in scena.
Seguendo il suo percorso artistico e quel poco che resta in video (solo un film muto), la pellicola riflette sul mestiere dell’attrice: che cos’è diventato, qual è il suo spazio nell’immaginario collettivo contemporaneo”.
La macchina da presa scivola sui corpi delle persone incontrate (attrici, autrici, artisti, studiosi) e si immerge nei particolari, in una radiografia immaginaria del suo corpo di Divina, attraversato dallo sguardo degli altri.
I fermi immagine (scatti fotografici) dal girato fanno cogliere i dettagli e si uniscono alle foto più antiche d’archivio in bianco e nero.
La sensibilità della Duse è anche raccontata attraverso figure carismatiche, come Charlie Chaplin (“è la più grande artista che ho mai visto”) e Lee Strasberg, futuro direttore dell’Actors Studio (“in lei c’è il segreto dell’arte della recitazione che arriva all’immaginario collettivo) e altri testimoni, di ieri e di oggi, per fare luce sull’uso del corpo come
strumento da scoprire e per comporre un ritratto plurale della Duse qui nel presente.
<Barbara Tassara>

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