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Ferdinando Scianna al cinema in un film diretto da Roberto Andò

Soprannominato il ‘fotografo dell’ombra’, Ferdinando Scianna nasce in Sicilia nel ’43 a Bagheria, dedicandosi sin da bambino a usare le immagini per ritrarre momenti scolastici e feste religiose.

Dall’incontro fortuito con l’artista Leonardo Sciascia, durato poi un’intera vita, nacque il libro firmato a quattro mani, Feste religiose in Sicilia, per il quale gli fu attribuito il prestigioso premio Nadar, passaporto professionale per la sua attività di fotografo.

Dopo aver vissuto a Milano, si trasferisce a Parigi dove incontra altri intellettuali e artisti, fra i quali Henri Cartier- Bresson che lo invita a far parte della Magnum, sua agenzia di fotografi.

Dalle campagne pubblicitarie alle campagne immagine di moda, diventato il preferito ufficiale del marchio Dolce e Gabbana.

La Sicilia ha condizionato i suoi lavori, dove le contraddizioni, luce e poi ombra, bellezza e sfacelo, lo fanno ragionare sul caos della vita e su come diventarne un fotografo raccontatore.

Roberto Andò, il regista che ha messo in pellicola la storia di Scianna, nace anch’egli sull’isola italiana, a Palermo, divenuto dapprima assistente alla regia di Francesco Rosi, Federico Fellini, Michael Cimino, Francis Ford Coppola.

La sua filmografia comprende una rilevante attività documentaristica, oltre a successi come Viaggio segreto, Viva la libertà, Le Confessioni, Una storia senza nome, Il Bambino nascosto, La stranezza o L’Abbaglio, ma anche parecchi testi letterari, sempre del medesimo successo.

Lo stesso regista dichiara: “Non avevo la minima idea che un giorno avrei fatto il cineasta e lo scrittore insieme. L’opera di Scianna è un film molto importante per far capire come le influenze artistiche si combinano.

Mettendo insieme tutta la sua opera si ha l’impressione di trovarsi davanti a un grande romanzo da cui emergono luoghi, volti e voci del mondo e che celebrano la dignità e la contraddizione umana. Un romanzo costruito sulla luce, a partire dall’ombra.

Ferdinando Scianna oggi è un signore di ottant’anni che ha storie incredibili da raccontare, molte che legate ad alcuni giganti della cultura del Novecento.

M ail film si interroga anche sul senso del fotografare, e sul significato che può ancora avere produrre delle immagini oggi.

Scianna rivendica la specificità della fotografia, quale sonda del reale in un momento storico in cui le immagini sembrano servire più a nascondere la realtà che a rivelarla.

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