Ad ingresso libero fino al 14 settembre 2025, Palazzo Citterio in via Brera 12 a Milano ospita l’ultima opera dell’artista concettuale irlandese Kevin Abosch dal titolo ‘Parallax’, a richiama la parallasse, ovvero il fenomeno ottico dove l’oggetto osservato cambia a seconda della posizione dello sguardo.
Nell’intallazione, ciò che cambia con il punto di vista non è solo l’immagine, ma il senso stesso della realtà, diventando una meditazione visiva sul rapporto tra percezione, tecnologia e identità.
Nel 2024, Abosch ha diretto ‘AM I?’, il primo lungometraggio al mondo interamente generato tramite intelligenza artificiale, a compimento della sua ricerca di lavoro creativo con media generativi, in particolare con la fotografia e il machine learning (AI).
‘Parallax’, realizzata in collaborazione con il Museo nazionale dell’Arte digitale, è raccontata dalla curatrice Clelia Patella, che sottolinea come non sia un caso che Abosch abbia scelto di installare il suo lavoro a pochi passi dall’Osservatorio di Brera.
In questa lenta e ipnotica rotazione, si muovono strutture sospese tra il tecnologico e l’organico, una visione di un’archeologia del futuro.
Alcuni oggetti evocano relitti di missioni spaziali, strumenti meccanici, frammenti di corpi umani, in uno spazio dove il confine tra uomo e macchina si dissolve. Le architetture evocano un’estetica retrofuturista di un tempo che non è mai esistito.
Ma cosa si sta davvero guardando? È proprio in questa indecifrabilità che si rivela il senso più autentico dell’opera. Riconoscibile nei suoi frammenti ma inclassificabile, simile a qualcosa che crediamo di conoscere e che allo stesso tempo è del tutto nuova e che non si può decifrare fino in fondo.
Questo non-sapere è chiamato a generare senso, a chiedere uno sforzo di immaginazione, un atto interpretativo attivo e personale tra realtà e possibilità.
Il ledwall di Palazzo Citterio diventa una specola contemporanea, non per osservare le stelle, ma per riflettere sul futuro e su ciò che potrebbe rimanere di umano in un’epoca di intelligenze artificiali e visioni automatizzate e ci si ritrova a chiedersi se si sta guardando reperti di un futuro già accaduto o prototipi di un passato mai esistito.
L’intelligenza artificiale esplora una nuova interfaccia e rapporto con il tempo, la percezione, il sé, un continuo passaggio di stato, un salto nell’invisibile.
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