La pallanuoto rappresenta la famiglia sportiva per Alessandro Cavallini, classe 1975 e genovese di origine, a cui ha dedicato il suo primo libro dal titolo “Le orme sull’acqua” – Erga edizioni – che racconta il sogno nel cassetto che aveva fin da bambino di diventare un buon giocatore ed in seguito un tecnico professionista del ‘waterpolo’, traduzione in inglese.
Già docente di Scienze Motorie al ‘Nautico’ di Camogli e laureato in Osteopatia, prende spunto per scrivere il suo primo libro in un momento della sua vita dove tutto mondo dello sport si è dovuto fermare a causa della pandemia da Covid-19.
La pallanuoto, sport per eccellenza ligure, vanta in Italia ben 14 squadre partecipanti ai campionati maschili, femminili e nazionali, con l’ultimo trionfo del mitico team ‘Settebello’ ai campionati mondiali nel 2019.
Tra le calottine degli azzurri hanno da sempre militato giocatori provenienti dalla Pro Recco – prima squadra anche di Alessandro Cavallini- fondata nel lontano 1913 e presente dal 1953 in serie A1 ed in vetta alle classifiche come la prima squadra più titolata al mondo, raggiungendo svariate vittorie nelle Coppe con ben 33 scudetti di campionato vinti, di cui 10 consecutivi nel 2015.
Cresciuto tra Sori e Recco, il campione Cavallini diventa ancora bambino un giocatore convinto e ambizioso della Pro Recco, sua squadra del cuore e di vita, e lo spirito e i colori biancoceleste gli hanno consentito di giocare sempre al meglio e cercare di raggiungere ambiti traguardi, superando prove e difficoltà che lo hanno forgiato come atleta e come uomo.
Il suo percorso come giocatore prosegue in altre squadre della riviera di Levante, prima con Rapallo Nuoto (dal 1999 al 2001), poi fino al 2004 parte della Rosa della Rari Nantes Camogli in A1.
Successivamente passato anche ad allenare, con RN Camogli si è preso cura delle giovanili per quindici anni – dal 2001 al 2015 – come tecnico del settore Under 15, Under 17 e Under 20, seguendo poi la prima squadra del RN Sori, con una parentesi nel ruolo di assistente tecnico delle nazionali giovanili nel biennio 2004/2005.
La sua attitudine al risultato ed al gioco di squadra hanno fatto della pallanuoto la vera passione ed il fulcro della sua vita; coronata con due belle lauree e la specializzazione in Osteopatia dove opera nel suo studio di Recco.
Lasciare appesa la calottina al muro ad un certo punto non è stato facile; pertanto a 44 anni, Alessandro decide di mantenere viva la sua passione diventando arbitro di gioco ed esplorando un altro punto di vista di quel gioco stupendo che gli aveva fatto venire voglia di fare sport ‘sul serio’ fin da bambino.
Alessandro Cavallini risponde ad alcune domande sul suo libro e la sua passione per il ‘waterpolo’.
1)Nel sottotitolo del libro si cita: “Nella pallanuoto e nella vita si può vincere anche con un uomo in meno“: cosa significa questo nel gioco?
“La pallanuoto può essere davvero considerata una metafora di vita. Ci sono momenti in cui rimanere a galla, pressati dal peso dell’avversario e dalle difficoltà che si incontrano durante il gioco, è già di per sé un grande risultato. In altri momenti, bisogna invece trovare lo spunto decisivo per eludere l’avversario e trovare la giocata risolutiva, dando fondo all’ultima goccia di energia rimasta ed a tutto il talento di cui si dispone. L’inferiorità numerica è una situazione frequente in una partita di pallanuoto, in quanto la squadra che si difende deve giocare per 20” con un ‘uomo in meno’ costringendo a compattarsi ancora di più, a serrare le fila per evitare agli avversari di far segnare un gol. Non è infrequente che, pur in un momento così delicato e difficile, i giocatori diano il meglio di loro stessi per sopperire alla mancanza temporanea di un compagno e che la difesa con un ‘uomo in meno’ diventi un punto di forza della squadra. Può succedere anche nella vita, ad ognuno di noi, di dover dare il meglio proprio quando tutto sembra contrario e che, anzi, si scopra in quei momenti di avere risorse che nemmeno si immaginava di avere”.
2)Quanto conta per la squadra il ‘coach’ nella riuscita di una partita?
“Smessa la calottina come giocatore ho avuto presto la possibilità di fare l’allenatore, un mestiere a tutti gli effetti che non si può imparare solo studiando sui libri, ma richiede tanta dedizione e passione. L’allenatore impara sperimentando e sbagliando, attraverso un processo di apprendimento che di fatto non finisce mai e si fonda sul costante confronto tra le parti ed i continui aggiustamenti, a seconda delle situazioni che di volta in volta si presentano. Anche se sono i giocatori a scendere in acqua, il ruolo dell’allenatore è determinante per preparare gli atleti, fisicamente e psicologicamente, infondere loro fiducia, organizzare un sistema di lavoro accettato da tutti e individuare obiettivi a medio e lungo termine, condivisi e ben individuabili da tutti. Una sorta di faro e di guida, con competenze, conoscenze e capacità nel campo specifico della pallanuoto, certo, ma anche in fisiologia, metodologia dell’allenamento, sociologia e psicologia”.
3) Cosa consiglieresti ai giovani che volessero cominciare a praticare la pallanuoto?
“La pallanuoto è senza dubbio uno sport di squadra e di situazione, che vivamente consiglierei ai giovani. Sport bellissimo e spettacolare, unisce varie caratteristiche fisiche, quali resistenza, potenza, agilità, capacità balistiche di alto profilo, il tutto da svilupparsi in un ambiente da imparare ad addomesticare e sentire come proprio, ovvero l’acqua. E poi il gioco di squadra, la cooperazione con gli altri, la gestione dello stress psico-fisico, la prontezza di adattamento a situazioni sempre mutevoli del gioco e a cui l’avversario ti costringe, sono una vera e propria palestra di vita, per lo spirito, il carattere e, indubbiamente, per il corpo”.
4)Soddisfazioni e successi versus sconfitte: cosa si impara?
“Le vittorie e le sconfitte fanno parte del viaggio di un atleta, sono da mettere in conto nel momento stesso in cui si inizia questa bellissima avventura, sia che si tratti di essere atleti o allenatori. Alcuni sportivi sono più talentuosi, bravi o fortunati di altri, poiché riescono a fare in modo che siano maggiori i momenti di esaltazione e di vittoria rispetto a quelli di delusione e sconforto legati ad una sconfitta. In ogni caso tutto serve sempre, per imparare a non esaltarsi troppo quando tutto sembra funzionare e ci si sente invincibili, e al contrario, a non abbattersi troppo quando tutto pare voltare le spalle: dopo una caduta c’è sempre la possibilità di rialzarsi. Anche per me è sempre stato così, ed è la più bella e grande lezione che lo sport e la pallanuoto mi hanno dato, soprattutto quando lo vivi per 24 ore al giorno e spesso ti senti solo contro tutto e tutti”.
5) Le Scienze Motorie e l’osteopatia sono subentrate durante e dopo la pallanuoto per una scelta?
“Dopo la cattedra di Scienze Motorie ottenuta nel 2015 e il diploma di Osteopata nel 2017 mi sono trovato a dover fare delle valutazioni importanti sulla vita professionale e famigliare. Studio e sport possono andare a braccetto, e questo sarebbe importante che le istituzioni, i docenti e le famiglie di molti giovani lo capissero. Prima o poi però arriva il momento in cui si devono avere delle priorità e fare delle scelte di carichi di responsabilità. Ho pertanto preferito farmi da parte, ogni volta a suo tempo, come giocatore prima, e come allenatore dopo, anche se un pezzo di cuore è rimasto e rimarrà sempre sul bordo vasca”.
6) Resta sempre il ruolo di arbitro: si tratta di un ‘colpo di coda’ finale nella pallanuoto o in futuro può tornare la panchina dell’allenatore?
“La vita mi ha portato a fare scelte ponderate e necessarie. La pallanuoto, nonostante tutti i successi della nazionale, è uno sport di nicchia che richiede tanto impegno e tanti sacrifici al netto di ingaggi modesti e non sempre garantiti. Il richiamo però era troppo forte e intraprendere la carriera arbitrale è stato il motivo per non staccarmi definitivamente da questo ambiente che frequento fin da bambino, e che mi dà inoltre modo di osservare da angolazioni diverse lo sport. Quindi ecco, un’altra bella occasione per continuare ad imparare, mettendosi nei panni dell’altro, con la consapevolezza di dover essere imparziale ed il più obiettivo possibile. Per il momento ho trovato un equilibrio che mi fa stare bene, ma nessuno oggi può dire se fra qualche anno troverò maggior tempo per tornare nuovamente ad insegnare pallanuoto ai più giovani. E’ una cosa che so di poter fare e che so che mi piace molto fare, quindi mai dire mai”.
Il libro “Le orme sull’acqua”, edito da Erga, di Alessandro Cavallini è in vendita presso lo store La Feltrinelli di Genova e online su www.lafeltrinelli.it ed altri canali web autorizzati.
Parte del ricavato della vendita dei libri verrà devoluto a favore della Help Olly Onlus a favore della ricerca genetica per le malattie rare nei bambini (https://helpolly.it/)
<Elena Cappelletti>
Images: Courtesy by Alessandro Cavallini
Alessandro Cavallini nel suo studio di osteopatia a Recco / La copertina del libro “Le orme sull’acqua” edito da Erga / La squadra della Pro Recco stagione ’97/98 / La piscina di Punta Sant’Anna dove si allena la Pro Recco / Alessandro Cavallini mentre arbitra una partita

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