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Barovier&Toso, oltre 700 anni di storia unica in videoracconti

Un mosaico di video racconta l’unicità e l’autenticità del tempo, oltre 700 anni di storia, nel quale, dal 1295 ad oggi, il primo membro della famiglia Barovier, Jacobello, ha iniziato a lavorare il vetro. Il brand si racconta al pubblico nella sua campagna digitale con una narrazione intensa, che vuole evocare il passato per poi proiettarsi verso il futuro.

Abituati a vedere mode che vanno e vengono, e in passare spesso fugace, la storia di Barovier&Toso narra come è possibile insediarsi nel tempo e restarci, senza scorrere via, conservando le proprie radici e attraversare le tendenze, in un lungo percorso di sette secoli.

Il potere intrinseco dei manufatti e l’impatto emozionale mai esaurito delle creazioni Barovier&Toso ha permesso questa maratona di lunga durata e di mantenere un certo tipo di legame intimo coi fruitori, affascinanti da un richiamo valoriale che va ben oltre il concetto di lusso.

Nel XXI secolo Kevin Roberts lo ha chiamato ‘effetto lovemarks’, descrivendo una teoria che abbraccia solo un numero limitato di brand, dalle speciali caratteristiche, anche umane, raccontate in questo ‘Progetto Tales’ dell’azienda, scritte e dirette dal regista Riccardo Petrillo, come tessere di un grande mosaico.

Si parte sull’isola di Murano, dove tutto accade e dove tutto ha avuto origine, e si prosegue in chiave narrativa poetica nell’universo Barovier&Toso, in tanti piccoli racconti fatti dagli stessi protagonisti, le persone che ne costituiscono l’anima.

L’artigiano che si occupa della soffiatura, l’addetto all’archivio storico, il reposnsabile dei colori, i curatori della logistica, accanto ai prodotti Icona, in un presente descritto colmo di memoria, di maestria e di manualità, dalla unicità illuminante.

Il tempo è uno strano processo, in questa azienda plasmata da esso in modo inesorabile e affascinante, dove la tradizione è potuta restare in vita grazie alla sua continua e incessante pratica artistica. L’arte va fatta, ogni giorno, custodita come capitale di grazia e bellezza, come ossessione quotidiana che prende via via forma e porta lo spirito e gli antichi segreti al servizio di nuove idee.

Il luogo certamente ha avuto la sua parte, perché a Venezia il tempo scorre lento, circondati da opere che simboleggiano il voler durare per sempre. Ci vuole pazienza per arrivare alla perfezione senza compromessi e ci vuole cuore per mantenere una tradizione leggendaria, in equilibrio tra passato, presente e futuro.

Già nel ‘400, Angelo Barovier l’aveva capito, consolidando le fondamenta della dinastia Barovier e i lavori delle maestranze artigiane, passate ad ogni generazione successiva di Barovier che vi ha aggiunto qualcosa, in un patrimonio di conoscenze senza pari, per venti generazioni.

l logo stesso di Barovier&Toso sembra uno stemma nobiliare, e in un certo senso lo è, tale sigillo di capolavori d’eccellenza creati. I lampadari di Barovier si trovano nei dipinti di Tintoretto, Giorgione, Caravaggio o Tiziano, nelle case nobili e nei musei di tutto il mondo.

Angelo Barovier è stato per il vetro ciò che Michelangelo e Leonardo furono per la pittura, in una congiuntura particolarmente unica e favorevole che faceva incontrare generazioni consecutive di artisti, intenti a insegnare gli uni agli altri, sulle meraviglie del vetro ed anche sulle ispirazioni per tutte le arti e le scienze. Tra il Rinascimento e il Barocco, a Murano si potevano incontrare ben tre vetrerie dei Barovier, sotto differenti stemmi: l’angelo, la campana e la stella.

Verso la seconda metà dell’Ottocento, alcuni artigiani della vetreria Salviati divennero gli ‘Artisti Barovier’ che segnarono la rinascita e lo slancio nell’espansione europea.

Ercole Barovier, visionario e storico direttore artistico della Vetreria per gran parte del Novecento, aveva le idee chiare su come trasformare il vetro in opera d’arte, e non si è mai accontentato di niente di meno, dando voce a entrambi, l’artista e il maestro vetraio. La visione artistica di Ercole Barovier si è unita al suo gusto estremamente contemporaneo e fu d’ispirazione per tutta la comunità artistica del tempo.

Nel 1936 acquisì la proprietà unica dell’azienda e la fuse con la Saiar Ferro Toso, con cui collaborava già da tempo, mentre le sue opere viaggiavano per il mondo da una mostra all’altra, a tutte le latitudini. Suo figlio Angelo così come il nipote Jacopo, che guidò l’azienda fino al 2016, raccolgono una quantità impossibile da raccontare di disegni, prototipi, modelli e creazioni, un incredibile patrimonio e archivio inesauribile d’ispirazione.

Nel silenzio della laguna veneziana, artisti e maestri vetrai hanno trovato il giusto tempo e il reciproco spazio per giocare con le leggi della natura e creare l’impensabile, in una alchimia profondamente romantica, tra famiglie hanno posseduto e tramandato ricette sia per i fornelli che per le fornaci, in religioso segreto.

Pensando al domani, qualunque forma il lusso prenderà, il brand veneziano continuerà a esaltare la luce e la bellezza, con infinite sottrazioni e addizioni, alla ricerca di quella perfezione senza tempo che resiste ai secoli.

 

<Barbara Tassara>


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